Phillip Island: Petrucci e Oliveira sopravvivono al diluvio australiano.

Il weekend di Phillip Island si è concluso sotto una pioggia battente che ha trasformato Gara 2 in una vera prova di nervi. In un contesto al limite della praticabilità, Danilo Petrucci è riuscito a strappare un solido sesto posto, precedendo il compagno di marca Miguel Oliveira. Una corsa dove il cronometro è passato in secondo piano rispetto alla pura capacità di restare in piedi.

Petrucci: “Correre alla cieca tra le nubi d’acqua”

Per il pilota ternano, la tappa australiana si è rivelata più ostica del previsto. Nonostante una buona dose di fiducia iniziale per le condizioni di bagnato, i limiti tecnici della sua moto sono emersi prepotenti.

“Sapevo che sarebbe stata dura,” ha ammesso Danilo. “Con il freddo fatichiamo a trovare trazione e stabilità quando siamo in piega. In gara ho rischiato grosso più di una volta.”

Il problema principale, però, non è stato solo il grip, ma l’assenza totale di visibilità:

  • Muro d’acqua: Chi non era nelle primissime posizioni si è ritrovato immerso in una nuvola sollevata dagli altri piloti.
  • Riferimenti visivi: Petrucci ha confessato di aver guidato quasi a memoria, distinguendo solo la sagoma rossa di Lecuona o il colore dei cordoli.
  • Tensione psicologica: “È stata una gara infinita, anche se durata solo sei giri. Sembrava di aver viaggiato dall’Italia alla Svizzera per quanto era alta la concentrazione richiesta.”

Nonostante tutto, Petrucci guarda con ottimismo ai prossimi test di Portimao, sottolineando la buona sintonia con il box e la condivisione di feedback con Oliveira, segnale che la direzione per lo sviluppo è chiara.

Oliveira: tra sfortuna e determinazione

Dall’altra parte del box BMW, Miguel Oliveira archivia un fine settimana tormentato, segnato da scivolate e imprevisti meccanici. Il settimo posto finale suona quasi come una vittoria date le premesse.

“Rimanere nei primi dieci non era scontato,” ha spiegato il portoghese. “Oltre alla pioggia, abbiamo dovuto gestire alcuni intoppi tecnici emersi tra Superpole Race e Gara 2. In pista era pericoloso per tutti, tranne forse per Bulega che, partendo davanti, aveva la visuale libera.”